Borja, il "Sindaco" di Firenze
Borja Valero Iglesias, uomo-simbolo della Fiorentina, per la quale ha giocato dal 2012 al 2017, torna all'Artemio Franchi, stavolta da avversario.
Un addio controverso che ha spaccato in due la tifoseria viola: chi pensava andasse via per i soldi e per un amore ormai appassito e chi, invece, lo difese a spada tratta accusando la società di una "svendita" poco gradita.
Ma la verità, spesso, si trova nel mezzo: Borja Valero ha dichiarato, più e più volte, che Firenze è la Sua seconda casa, e lo ha fatto tramite il linguaggio universale del gol, della giocata sopraffina, dell'affetto e di un legame indissolubile con la gente che lo ha sempre sostenuto, anche nei momenti più bui. Lo stesso Gonzalo Rodriguez, prima di andar via, incoronò il numero 20 come futuro capitano, il più meritevole secondo l'argentino. I tifosi non l'hanno dimenticato e, per stasera, si prevede un'accoglienza da "Sindaco" da parte della curva Fiesole, la quale sta preparando una coreografia importante per ringraziare il centrocampista, il quale era solito, dopo una rete, esultare con un inchino, di fronte i propri sostenitori, per ringraziarli.
Sì, sindaco. L'amore per Firenze c'è sempre stato e il 4 dicembre del 2015, lo stesso Borja Valero postò sui social una foto che lo ritraeva con addosso la fascia tricolore, propria del primo cittadino. Con tono scherzoso, sfidava il "vero" sindaco, Dario Nardella. I tifosi inneggiarono il giocatore a vero e proprio idolo.
Il pomeriggio del cinque luglio del 2017, però, ha segnato una svolta nella vita del fiorentino medio. Lo spagnolo, infatti, lascerà il capoluogo toscano per accasarsi a Milano, alla corte dell'Inter e di Luciano Spalletti per 5,5 milioni di euro. Con lui, anche Matìas Vecino, un'altra conoscenza di casa. Il popolo interista era affascinato e incuriosito, ma diffidente nei confronti di un trentaduenne che, a detta di molti, aveva già dato tutto. In realtà, un avvio di stagione così prorompente non si vedeva dai tempi di Mancini, nel 2015, e Spalletti, consegnando le chiavi del centrocampo proprio a Borja, lo ha reso pedina fondamentale e inamovibile del proprio gioco.
Adesso, lo spagnolo si troverà di fronte la sua ex-squadra, contro una città che, a detta sua, riconosce come la "mi casa" e che, quando ha un po' di tempo, torna a far visita per curare la barba, dal suo barbiere di fiducia. Non sarà una partita come le altre e Borja lo sa bene. Non ha mai nascosto il suo lato emotivo e sensibile, soprattutto di fronte a certe situazioni ma sarà, sicuramente, un ritorno prestigioso. Magari qualche lacrima solcherà il viso dell'uomo che ha giocato, lottato, sofferto in quello stadio, per la propria gente, per quei colori. Ma, il calciatore, il professionista autore di quattordici reti in 166 presenze, non si piegherà troppo all'emozione, se non altro per potersi inchinare, un'altra volta, di fronte ai propri beniamini, per ringraziarli.